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Graphofeel Edizioni Aspettando Mr. Wolf «Io sono un uomo d’onore, dico sempre la verità, lei può dire la stessa cosa di se stesso?» Il gior.. Product #: INT015 Regular price: $12.00 $12.00 Disponibile
Editore: Graphofeel Edizioni
Codice del prodotto: INT015
Disponibilità: Disponibile
Autore: Accursio Soldano
ISBN: 978-889-738145-7

12,00€

Sinossi

«Io sono un uomo d’onore, dico sempre la verità, lei può dire la stessa cosa di se stesso?»

Il giornalista Aristotele Giordano ha l’occasione che aspetta da una vita: intervistare un mafioso che non si è mai pentito e non ha mai rivelato le dinamiche dei suoi omicidi. Ma l’intervista assume una piega inaspettata, e mentre il mafioso prende ad esempio il patriarca Mosè per giustificare i propri delitti, il cronista riflette sulla natura del giornalismo moderno, e si ritaglia un ruolo fino a quel momento inaspettato...

Autore

accursio soldanoAccursio Soldano è nato a Sciacca nel 1957. Giornalista e autore di testi teatrali, ha collaborato con diversi quotidiani nazionali, tra i quali La Repubblica di Palermo, e con tv private. Nel 2008 vince il Primo Premio nella sezione Teatro in lingua al Concorso Internazionale Navarro, e nel 2009 si aggiudica il Premio della giuria al Primo concorso Internazionale Giornalisti del Mediterraneo con la trasmissione 15 minuti di Tele Radio Sciacca.

Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, Il venditore di attimi (Graphofeel edizioni), dal quale è stata tratta un’omonima opera teatrale. Nel 2013 è uscito il volume Giuseppe Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti (Epsylon Editrice), eletto Libro dell’anno dall’associazione Tradizioni popolari e di Cultura d’Arte di Sicilia.

 

Accursio Soldano: "Un attimo ti cambia la vita"

Il giornalista saccense racconta di sè e del suo primo romanzo "Il venditore di attimi"
di Michele Scimè - 08/05/2013

 

Accursio Soldano da anni racconta la sua Sciacca in tivù e suoi giornali. Ha cominciato per caso a raccontare i fatti della città delle Terme, dapprima facendo il corrispondente da Sciacca per il notiziario di Radio Agrigento 1, la storica radio libera agrigentina diretta da Paolo Punturello che negli anni Settanta e Ottanta era considerata d'avanguardia in tutta la provincia. Poi per Accursio arrivarono gli esordi con il quotidiano “L'Ora” di Palermo, quindi una breve parentesi con “I Siciliani” di Catania ed infine anni di collaborazione con la redazione palermitana del quotidiano “La Repubblica” e con l'emittente televisiva Tele Radio Sciacca. In mezzo, una laurea in Filosofia, con una tesi dedicata al comico americano Lenny Bruce che in Italia era stato fonte di ispirazione per artisti come Paolo Rossi e Daniele Luttazzi, un premio nazionale di Teatro con la scrittura di un atto unico, un premio internazionale di giornalismo con una inchiesta sui preti pedofili. Poi, dopo 27 anni di giornalismo arriva al romanzo, pubblicando per la casa editrice romana Graphofeel “Il venditore di attimi”.

Accursio, avevi già dato alle stampe altre cose, come ad esempio raccolte di tuoi articoli o quella pubblicazione in cui rifacevi la storia di Sciacca attraverso i sindaci del dopoguerra. Ma un romanzo è qualcosa di molto diverso da tutto questo. Com'è nato "Il venditore di attimi"?

È nato per caso, un giorno passando davanti la mia piccola libreria di casa mi sono fermato a guardare i libri. Mi sono chiesto che effetto avrebbe fatto se uno di quei personaggi fosse uscito da quelle pagine per parlarmi del suo autore, spiegarmi com'era nata l'idea di scrivere quel libro e di inventare quella storia. Insomma, per parafrasare Pirandello, che peraltro viene citato nel mio libro, ho visto quei libri come non tanto personaggi in cerca d'autore, ma in cerca di lettori. E il lettore ero io. Rileggendo i libri che cito nel “Venditore di attimi” mi sono accorto ad, esempio, che Jan Potocki è stato il primo europeo a volare in mongolfiera e che il personaggio principale del suo libro ama viaggiare. Di contro, il personaggio di “Diario di Bordo” di Jean Paul vola in mongolfiera e l'autore ama viaggiare. Ma a rileggere, da attento lettore e con una visione d'insieme, si scoprono tantissime cose.

Il 16 giugno al Roma Fringe Festival il "Venditore" debutta in teatro con l'adattamento di Mariella Gravinese, che oltre a curarne la regia va anche in scena insieme a Demian Aprea e Roberto Siepi... 

Sì, sarà certamente una grande emozione e una grande soddisfazione. Ma incrociamo le dita...

Parliamo del libro allora...

Chiarisco subito che malgrado la storia possa apparire triste, in realtà è un romanzo ottimista, un invito a non guardare mai un solo lato della stessa medaglia ed a trovare la giusta dimensione in ogni cosa.

Chi è il venditore di attimi?

In realtà potrebbe anche non essere una persona, ma l'attimo stesso, quello che intercorre fra il dire e il fare o per dirla con Aristotele, quell'attimo che sta in mezzo fra la “potenza” e “l'atto”. Il fatto è che molte volte non ci soffermiamo mai abbastanza ad analizzare una situazione e prendiamo per buona la prima sensazione mentre se riflettessimo un po' di più troveremmo sempre un lato positivo che ci permetterebbe di andare avanti. Qualcuno leggendo il romanzo  mi ha detto che secondo lui, il personaggio dello sconosciuto è Dio.

Nel romanzo però, lo sconosciuto racconta tutta una serie di storie tristi.

Sono tristi all'apparenza. Nel romanzo c'è un padre di famiglia che, pur senza motivi apparentemente validi, ma preso dallo sconforto per la situazione generale vuole sucidarsi, ed uno sconosciuto che gli si siede accanto e comincia a raccontargli storie di ogni sorta. Quello che viene fuori, per l'attento lettore, non è la morte vista come fine, ma una visione della vita diversa. Quando lo sconosciuto racconta ad Alfred la storia di Jan e del suo amico Alfonso, quello che risalta non è l'attesa dell'incontro, che magari non farà mai, quanto la possibilità di averlo. Molte volte riflettiamo poco sulle “possibilità”.

Cioè?

Era mia intenzione fare uscire i personaggi dalle pagine dei libri. Non tanto personaggi in cerca d'autore, ma autori che presentano le loro storie e che sono in cerca di lettori. Insomma, io lo definisco un giallo letterario, dove non si deve scoprire un colpevole, ma riscoprire la bellezza del leggere. Mi sa che sto complicando tutto, ma ogni volta che parlo del mio romanzo mi viene difficile spiegarlo perché non vorrei togliere al lettore il piacere della scoperta.

Torniamo agli attimi ed alla loro importanza...

La nostra vita va avanti ad attimi, va avanti a tentativi, come diceva qualcuno, noi siamo grandi scialacquatori di attimi, li facciamo passare inosservati e non li prendiamo in considerazione. Eppure, molte volte un attimo può cambiare una vita.

In un romanzo c'è chiaramente una dose di fantasia, ma anche un po' di vita vissuta. C'è qualcosa di autobiografico in questo romanzo? O comunque, qual è stato, per esempio, un attimo che a te ha cambiato la vita? 

Di autobiografico c'è la consapevolezza che prima o poi bisogna morire, solo che in molti casi viene relativamente facile accettare questa condizione umana, molto difficile accettare la morte di una persona cara. Io ho capito, dopo 30 anni, che quando una persona cara muore non bisogna essere tristi, ma ringraziare per essere stati scelti, in mezzo a tanti, per renderle felici i suoi giorni. Trasformare il dolore in felicità perché la vita va avanti a tentativi, qualcuno va bene, qualche altro va male, ma alla fine tutto si compensa. Di attimi che mi hanno cambiato la vita ce ne sono stati parecchi. Il mio primo esame alla facoltà di Filosofia, ad esempio. Provenivo dal Geometra e quando aprii il primo volume di storia della filosofia e cominciai a leggere le teorie filosofiche la prima cosa che pensai fu: ma allora ho sbagliato tutto?

So che hai già nel cassetto un nuovo lavoro. Vuoi dire di cosa si tratta? 

È la storia di Giuseppe Bellanca, un siciliano che dopo gli studi a Milano emigrò in America e divenne un pioniere dell'aviazione. Giuseppe Bellancaè il siciliano entrato nella storia dell'aviazione mondiale. Una vita, la sua, fatta di grandi conquiste e di una sola grande delusione: non aver venduto il suo monoplano a Lindbergh per la trasvolata in solitario da New York a Parigi. Ma se oggi abbiamo aeroplani pressurizzati, se ci sono i paracadute o le radio, se si può volare tranquillamente oltre oceano lo si deve al genio di questo siciliano. Stranamente però, se esci dall'aeroporto “La Guardia” di New York trovi una via dedicata a Bellanca, se vai a Sciacca c'è solo una via fratelli Bellanca (senza nome) e in pochi sanno che se oggi prendiamo un aereo il merito è soprattutto suo. È una specie di tributo doveroso ad un grande siciliano.

Fonte: http://sciacca.agrigentosette.it/libri/attimo-cambia-vita-7686.php


Intervista all'autore de "Il venditore di attimi"

 

Accursio, chi è Il venditore di attimi?

Il venditore di attimi è un'idea. E’ il tempo che intercorre fra il dire e il fare, quell'istante nella vita di ognuno di noi in cui, per dirla con Aristotele, quello che era solo un pensiero diventa un atto compiuto. Siamo ormai abituati a considerare solo il “prima” e il “dopo” e difficilmente ci soffermiamo sull'importanza dell'attimo in cui abbiamo preso una decisione. Solitamente passa inosservato, eppure, in molti casi, sono i momenti più importanti nella vita di una persona, perché ci portano verso una direzione ben precisa, e ci fanno fare una scelta dalla quale non possiamo più tornare indietro. Perché quell'attimo è passato. Al limite, dopo, possiamo modificare la scelta, ma non rivivere il momento in cui l'abbiamo compiuta. Quanti di noi si sono chiesti “se avessi agito in questo modo, bastava un attimo e...”. Il venditore di attimi è l'idea stessa di rivivere quel momento e capirne l'importanza. Per questo non ho voluto dare un nome al personaggio, e anche alla fine, malgrado scriva il suo nome, l’attento lettore capirà che il venditore di attimi rimane sempre uno sconosciuto.

Ne Il venditore di attimi lei evoca una gran quantità di personaggi e di storie molto differenti, ciascuna delle quali potrebbe costituire un romanzo. A cosa si e’ ispirato?

All’idea del romanzo stesso. Ai suoi personaggi che, come in “La rosa purpurea del Cairo” di Woody Allen prendono vita e interagiscono con i loro autori. Non più relegati a personaggi di un romanzo. Da giovane conducevo un programma radiofonico e all’inizio dicevo sempre “Accursio Soldano, oggi in compagnia del mio amico Behemoth che sceglie i dischi” Alla fine tutti facevano i complimenti a Behemoth per la scelta della scaletta musicale, non sapendo che quel mio amico non esisteva, era il personaggio de “Il maestro e Margherita” di Bulgakov. Ecco, mi sono chiesto: cosa succederebbe se Behemoth, o Giannozzo uscissero dalle pagine del libro e si mettessero a conversare con i loro autori? Se vuoi, possiamo definirlo una sorta di giallo letterario dove le storie, seppur all’apparenza distanti fra di loro, in realtà hanno tutti qualcosa in comune e sono come indizi verso una soluzione finale. Dove non c’è nessun colpevole da scoprire, ma solo riscoprire il piacere della lettura.

È d’accordo sull’affermazione che il suo, nel complesso, è un libro ottimista?

Si, decisamente. Sebbene la maggior parte delle storie raccontate non abbiano un lieto fine c'è sempre, in chi li racconta, nel personaggio dello sconosciuto, il piacere di ricordarle. Perché in fondo, la vita è fatta di tentativi, qualcuno va bene, qualche altro va male, ma alla fine, tutti i passaggi li chiamiamo con un solo nome: Essere. E poi io sono un ottimista per natura, convinto che non è mai tardi per cambiare la propria vita e che nei momenti di gioia come in quelli tristi, l'importante è Esserci.

Questo romanzo, costituisce il suo esordio letterario nella narrativa . Ha altri romanzi in preparazione o nel cassetto?

Un altro ci sarebbe, d'altronde chi non ha un libro, una commedia, una raccolta di poesie dentro il cassetto? La storia stavolta è completamente diversa, con molti meno personaggi e con un taglio più teatrale. Io faccio il giornalista da trenta anni e mi sono sempre chiesto cosa sarebbe successo se nel corso di una intervista, tutte le risposte ricevute non fossero quelle che ci si aspettava. Insomma, cosa succederebbe se l'interlocutore non seguisse le regole che ci creiamo a priori e ci accorgessimo, durante la conversazione che sono solo una limitazione della propria libertà o peggio ancora sono inventate? Un po' quello che asseriva Lenny Bruce cinquant'anni fa quando parlava di “libertà di linguaggio e di informazione”. Mi sono immaginato cosa sarebbe successo se un giornalista arrivasse a considerare la sua “zona di competenza” alla stregua di un “mandamento” mafioso.

 

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